Ma dove va a finire l’amianto?

pacchi tegole smaltimento amianto

Questa è una domanda che spesso ci fanno i nostri clienti.

Ma dove va a finire l’amianto una volta che è stato rimosso dalle coperture?

In discarica ovviamente, starete pensando!
Sì in discarica, peccato che però in Italia di discariche che accettano questo rifiuto pericoloso, siano solo 22, anzi mi correggo subito le discariche funzionanti sono 19, in base all’ultimo rapporto Inail/Dipia.
Il grafico sotto vi fornisce un’idea. Il primo dato che balza all’occhio leggendo il rapporto Inail/Dipia è il numero delle discariche chiuse che rappresentano il doppio di quelle in esercizio.

smaltimento amianto

 

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Ma di buona prassi facciamo un piccolo passo indietro.
L’Italia è stata fino agli anni ‘90 tra i maggiori produttori mondiali di amianto e nel 1992, è stata tra le prime nazioni a bandire tale sostanza, stabilendo con Legge n. 257 del 27/3/1992 il divieto di estrazione – importazione – esportazione – commercializzazione – produzione di amianto – di prodotti di amianto – di prodotti contenenti amianto.
Questa legge non impone  l’obbligo di bonifica di tale sostanza e dei materiali che la contengono, ne risulta che ancora ad oggi ci sono numerosi siti contaminati da amianto da bonificare e i quantitativi dei Rifiuti Contenenti Amianto da smaltire sono davvero tanti.
In Italia i siti contaminati da amianto risultano essere 53.000 anche se i dati non sono completamente aggiornati. L’ultimo dato disponibile risale al 2014 grazie alla ricerca dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che ha quantificato la quantità di amianto ancora presente sul territorio, pari a 340 mila tonnellate.
Ma perché i dati non sono aggiornati? Il motivo è presto detto: malgrado gli affannosi tentativi delle amministrazioni comunali di mettere in piedi dei programmi di monitoraggio sulla presenza di questo materiale nocivo, non sempre le risposte arrivano. In più i dati raccolti arrivano agli organi competenti a macchia di leopardo e non sempre sono esaustivi.
Ci sono regioni in Italia dove la mappatura è completa, come in Piemonte, altre in cui non è ancora conclusa e altre ancora dove non è nemmeno partita.
Ma si parlava di discariche. Come abbiamo detto prima le discariche in Italia sono 19. I dati forniti dall’inail/Dipia hanno anche evidenziato le volumetrie di amianto fino al 2012 accettate e le capacità residue di ogni impianto, di accettare ancora apporti di cemento amianto.
Il rapporto indica anche le volumetrie residue, cioè quanto amianto ancora le discariche possono accettare. Dai dati  riportati si evince che al 30/6/2013 la volumetria totale residua su tutto il territorio nazionale, e cioè la capacità ancora disponibile a smaltire RCA in futuro, è stimabile ~ 2.400.000 mc, di cui oltre il 50% dedicato al codice 17.06.05*-“materiali da costruzione contenenti amianto”.

 

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Dai dati sopra esposti si evidenzia che il numero di discariche per RCA in esercizio, sia per rifiuti pericolosi che non pericolosi, non è sufficiente a gestire la mole di RCA prodotti e producibili annualmente nel nostro paese. Inoltre il numero di discariche operanti è diminuito di tre unità, che attualmente otto Regioni non sono dotate di una discarica propria (ne è previsto alcun progetto suppletivo), e che le volumetrie residue vanno sempre più affievolendosi.
Calandoci nella realtà di questa situazione quello che accade già oggi, è che la maggior parte dell’amianto smaltito in Italia, viene portato in Germania. Con un notevole esborso economico tutto a favore dello stato tedesco pagato per smaltire gli scarti pericolosi.
Senza contare l’attività di trasporto di questo materiale pericoloso attraverso il territorio nazionale, spesso complesso e pericoloso.
E anche oneroso. Non dimentichiamoci che le aziende che effettuano trasporti e smaltimenti di amianto sono soggetti al Sistri che è il sistema ideato da che ci governa, per tracciare le movimentazioni di materiali pericolosi e non. Che non è cosa semplice: quando uscì questo sistema ci fu un’insurrezione da parte delle categorie del settore, non solo per la lacunosità delle procedure, ma per i costi che ha generato. Black box sui mezzi che trasportano, versamento di quote annuali al Sistri per gestire on line la movimentazione del rifiuto. Tutto questo ha comportato un aumento dei prezzi, che noi aziende esecutrici, dobbiamo accollarci per eseguire l’intervento in maniera corretta. Ogni volta che si esegue un trasporto e uno smaltimento amianto il semplice formulario per noi ha un costo, in più ci sono i costi per lo smaltimento puro e la scheda del Sistri.
Chi non si vuole accollare questo genere di costo, e offrire sul mercato prezzi più concorrenziali, nel peggiore dei casi, abbandona il rifiuto o lo smaltisce in maniera irregolare, andando per prima cosa a mettere in pericolo la salute pubblica, con i relativi costi sanitari che ne conseguono che ricadono sulla collettività.
Vi invito a fare una ricerca su internet e vedrete quanti casi ci sono di materiali contenenti amianto, abbandonati o lungo i fiumi o in discarica a cielo aperto abusive. Pezzi di lastre, vasi di espansione, tubazioni etc, gettati lungo le rive dei fiumi o abbandonati vicino ai cassonetti dell’immondizia.
Se ciò dovesse importarvi poco, l’amianto abbandonato lungo un fiume, ad esempio, può inquinare l’acqua e la falda acquifera, fino ad arrivare alla bottiglia sulla tavola alla sera mentre ceni. Così per darti un’idea.
Vi riporto alcuni titoli di giornali che riportano queste notizie:
  • Voltana, Lugo ex distillerie fatiscente e tetti in amianto
Lugonotizie.it-17 mag 2017
Denunciato anche il responsabile per abbandono e gestione di rifiuti pericolosi non autorizzato. Le 9 costruzioni si trovano collocate in un’area …
  • Amianto: 4 tonnellate lungo le strade
Il Tirreno-11 mag 2017
Circa 4 tonnellate di amianto abbandonato nei boschi o accanto ai … Infine è stata notificata una notizia di reato per abbandono di rifiuti per …
  • Rischio eternit nella Pedemontana
Messaggero Veneto-20 apr 2017
«Siamo di fronte a un consistente abbandono di lastre di eternit, non … con le fibre d’amianto, pericolose se viene frantumato e si disperde …
Ma come viene trattato l’amianto all’estero?
All’estero l’amianto proveniente dalla discariche italiane viene trattato con un procedimento chiamato vetrificazione e consiste principalmente nel trattamento dell’amianto a temperature maggiori di 900°, con la tecnologia delle torce al plasma. Il materiale ottenuto viene poi riciclato come materiale inerte.
Ma la domanda ancora più interessante è questa?
Perché in Italia non si parla di industria dell’inertizzazione, che all’estero funziona bene da 30 anni.
Visto che ormai le nostre discariche sono al collasso e ce ne sono poche rispetto alla quantità di cemento amianto ancora da smaltire,
Perché l’amianto, come tutte le cose in Italia, è diventato un business: per le discariche, per i centri di stoccaggio, che ormai detengono il monopolio di questo settore.
Costruire una discarica in Italia costa circa circa 5 milioni di euro (fonte Greenreport), se però pensiamo che lo stato italiano spende all’anno circa 2 milioni di euro per cure, previdenza, malati e bonifiche in emergenza, significa che fare discariche per l’amianto costa molto meno che risolvere i problemi che ne conseguono.
Senza contare che i prezzi di smaltimento amianto si abbasserebbero!!!!
Inteco Srl