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Smaltimento Eternit

Smaltimento Eternit

Che cos’è l’eternit e come è nata la più grande cava di estrazione

Vi sarà sicuramente capitato di leggere o sentire parlare di smaltimento eternit e su cosa sia questo materiale e da cosa è formato.

Con il termine eternit si definisce un composto formato dalla miscelazione di cemento e fibre di amianto. L’eternit nella sua forma naturale si presenta come un minerale la cui struttura microcristallina si presenta con un aspetto fibroso. Infatti appartiene alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.
Tra questi silicati, i più diffusi sono: la Crocidolite (amianto blu), l’Amosite (amianto bruno), l’Antofillite, l’Actinolite, la Tremolite, il Crisotilo (amianto bianco).
L’eternit è una parola che deriva dal termine latino “aeternus”, che significa eterno ed è proprio da questa definizione che lo ha reso famoso, si inizia a parlare di smaltimento eternit.

L’eternit è presente in natura unito ad altri minerali e viene estratto da cave e miniere per frantumazione della roccia madre a cui è inglobato, da cui si ottiene le fibra purificata dopo macinazione. Proprio per la sua natura fibrosa quando si esegue un intervento di smaltimento eternit, la rimozione deve essere eseguita con attrezzi a bassa velocità, per ridurre al minimo la dispersione di fibre.
L’eternit per la sua specifica conformazione, ha un’elevata resistenza alle temperature elevate, all’azione di agenti chimici e biologici, alla trazione e all’usura. E’ un materiale molto elastico, facilmente filabile con macchinari da filatura, ed è fonoassorbente.
La sua struttura microcristallina si presenta finemente fibrosa motivo per il quale quando si parla di bonifica amianto ci riferiamo ad un materiale a cui gli si conferisce una notevole resistenza meccanica e alta flessibilità. Inoltre è un buon isolante elettrico ed ha una spiccata congenialità con la gomma e il cemento.

Da queste caratteristiche si comprende come sia stato fatto largo uso di questo materiale in campo dell’edilizia, soprattutto nei tetti di capannoni, ma non solo.

smaltimento eternit lastra con fibre

Da dove viene l’Eternit?

Il giacimento più grande d’Italia e uno tra i più grandi d’Europa e del mondo, si trova in Piemonte. Stiamo parlando della cava di Balangero che copriva una buona parte dei territori comunali di Balangero e di Corio e che fu attiva a partire dal secondo decennio del XX secolo fino al 1990.

Il giacimento di eternit a Balangero si trova sul Monte San Vittore e si deve la sua scoperta, nel 1904, al comm. Callisto Cornut e negli anni successivi vennero eseguiti i primi studi per valutare e stimare la presenza di amianto nel giacimento.
Le attività estrattive furono iniziate nella primavera del 1918 e negli anni successivi vennero potenziate le opere di scavo e ingranditi e ampliati gli impianti.
Da qui la produzione crebbe in maniera esponenziale, tanto che nel 1926 furono inaugurati nuovi impianti meccanici per il trasporto dell’eternit, per aumentare la produzione a 3000 tonnellate di roccia la giorno. L’anno dopo, vista la richiesta di questo tipo di materiale, si costruì un nuovo fabbricato per la frantumazione, che fece salire la capacità giornaliera fino a nove tonnellate al giorno.
Da qui la l’estrazione e la manipolazione dell’eternit continuò in maniera incessante fino ad arrivare ad una produzione annua di 36000 tonnellate.

Con questa espansione della produzione si creò intorno alla miniera, opere urbane come strade, linee ferroviarie, un acquedotto e altri complessi, tra cui un laboratorio per il controllo qualità.
Per estrarre l’eternit dalla cava veniva usato il sistema di estrazione chiamato Glory hole che consisteva nella creazione di scavi ad imbuto dove veniva fatto passare il blocco di roccia. Per staccare il blocco di roccia si utilizzavano delle cariche di esplosivo, fatte brillare dai minatori che si appendevano a delle funi. Una volta entrato nell’imbuto, il pezzo di roccia veniva raccolto su vagoncini e fatto passare attraverso una galleria, trainato da locomotive.

Di questi imbuti alle cave di eternit di Balangero ce n’erano 6: Celesia, Barutello, S. Barbara, Zero, Bellezza e Onorato.
Una volta che il vagoncino contenente la roccia usciva all’aria aperta, iniziava il procedimento di estrazione. Questo procedimento consisteva nella frantumazione, essicazione, separazione e come ultimo passaggio l’insaccatura del materiale pronto per essere smerciato.

smaltimento eternit - balangero impianti

Negli anni ’70 il parco macchine venne raddoppiato e i macchinari furono sostituiti con nuovi e più all’avanguardia. Sempre in quegli anni fu presa la decisione di sondare fino a che profondità si estendeva questo minerale fino ad arrivare a 500-600 metri di profondità.

Come abbiamo detto sopra la cava rimase in attività fino al 1990 quando venne definitivamente chiusa, nonostante rimanessero da estrarre ancora 18 milioni di tonnellate di eternit. Da quell’anno in poi sono partite le campagne per eliminare questo materiale presente sul nostro territorio con la rimozione amianto
Il lago formatosi nel piazzale della cava grazie alle piogge e alle sorgenti presenti nella montagna è risalito fino a 50 metri, sommergendo il frantoio che ancora giace nell’acqua.

Da tempo è in atto la bonifica amianto di questa cava, che ad oggi non si è ancora concluso.

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